Scritto da
Sara De Ruvo
Logopedista
Ordine TSRM e PSTRP Numero iscrizione albo 511
P.IVA 07563480487
Credo che ogni persona abbia tempi, bisogni e risorse uniche. Per questo accompagno bambini, ragazzi e adulti in percorsi di crescita, abilitazione e riabilitazione attraverso un approccio accogliente, personalizzato e centrato sulla persona.
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Una delle conseguenze più difficili e meno visibili dell’afasia non riguarda soltanto la perdita o la riduzione delle capacità linguistiche. Riguarda il modo in cui la persona viene percepita dagli altri.
Quando una persona fatica a trovare le parole, costruisce frasi incomplete o impiega molto tempo per rispondere a una domanda, chi le sta accanto può inconsapevolmente attribuire queste difficoltà a una riduzione delle capacità di ragionamento. È una reazione comprensibile, ma spesso non corrisponde alla realtà.
Nella pratica clinica, infatti, si osserva frequentemente una significativa discrepanza tra ciò che una persona con afasia riesce a esprimere verbalmente e ciò che è effettivamente in grado di comprendere, pensare e desiderare comunicare.
L’afasia è un disturbo acquisito del linguaggio che può comparire in seguito a un ictus, a un trauma cranico o ad altre patologie neurologiche. A seconda delle aree cerebrali coinvolte, la persona può presentare difficoltà nella produzione del linguaggio, nella comprensione, nella lettura o nella scrittura. Queste difficoltà, tuttavia, non implicano necessariamente una compromissione delle capacità intellettive. Molti pazienti comprendono perfettamente ciò che accade intorno a loro, seguono le conversazioni, formulano opinioni e mantengono interessi, ricordi ed emozioni. Ciò che risulta compromesso è la possibilità di accedere alle parole e utilizzarle in modo efficace per esprimere il proprio pensiero.
Per chi non conosce l’afasia, può essere difficile immaginare questa condizione. Eppure molte persone afasiche descrivono la sensazione di sapere esattamente cosa vorrebbero dire senza riuscire a trasformarlo in un messaggio comprensibile per gli altri.
Quando la comunicazione diventa difficile, il rischio è che la persona venga progressivamente esclusa dalle conversazioni e dai processi decisionali che la riguardano. Può accadere che i familiari inizino a rispondere al posto suo, che durante una visita medica le domande vengano rivolte direttamente al caregiver o che le sue opinioni vengano considerate meno affidabili semplicemente perché espresse con fatica. Queste situazioni, spesso involontarie, possono avere un impatto significativo sul benessere psicologico della persona.
Molti pazienti riferiscono di sentirsi presenti ma non realmente coinvolti, ascoltati ma non compresi, come se la difficoltà linguistica finisse per oscurare tutto il resto. In alcuni casi la frustrazione non deriva soltanto dall’impossibilità di trovare le parole, ma dalla percezione di non essere più riconosciuti per ciò che si è sempre stati.
Per comprendere meglio questa esperienza, è utile provare a guardare l’afasia dal punto di vista di chi la vive. Molte persone descrivono la sensazione di essere “intrappolate” tra ciò che pensano e ciò che riescono a comunicare. Le idee sono presenti, i ricordi sono accessibili, le emozioni rimangono intatte, ma le parole sembrano non essere più immediatamente disponibili.
Alcuni raccontano il disagio di sapere esattamente cosa vorrebbero dire senza riuscire a esprimerlo nel modo desiderato. Altri riferiscono sentimenti di imbarazzo quando una conversazione procede troppo velocemente o quando gli interlocutori completano le loro frasi senza lasciare loro il tempo necessario per rispondere. Non sono rari vissuti di rabbia, tristezza, scoraggiamento o isolamento, soprattutto quando la difficoltà comunicativa porta a ridurre le occasioni di incontro e di partecipazione sociale.
Spesso il dolore più profondo non è legato esclusivamente alla perdita di alcune abilità linguistiche, ma alla sensazione di essere percepiti in modo diverso dagli altri. Quando il linguaggio cambia improvvisamente, molte persone con afasia riferiscono di avere l’impressione che chi le circonda veda soprattutto ciò che non riescono più a dire, dimenticando tutto ciò che continuano a comprendere, pensare e provare.
Per questo motivo è fondamentale ricordare che dietro una parola che non arriva, una frase incompleta o una risposta lenta può esserci un pensiero complesso, una scelta consapevole, un’opinione precisa. La difficoltà nell’esprimersi non dovrebbe mai farci perdere di vista la persona nella sua interezza.
Uno degli aspetti più importanti nella relazione con una persona afasica è imparare ad andare oltre la fluidità del linguaggio.
Una risposta lenta non indica necessariamente una scarsa comprensione. Una frase semplice non riflette sempre un pensiero semplice. Un errore nella scelta delle parole non significa assenza di idee o di contenuti.
Concedere più tempo, utilizzare strategie comunicative adeguate e verificare la comprensione permette spesso di scoprire risorse comunicative che, a una prima osservazione, potrebbero passare inosservate.
La qualità della comunicazione non dipende esclusivamente dalla persona con afasia, ma anche dalla capacità dell’interlocutore di adattarsi alle sue modalità comunicative.
La valutazione logopedica consente di individuare non solo le difficoltà linguistiche presenti, ma anche le competenze conservate sulle quali costruire il percorso riabilitativo.
In molti casi il trattamento non si limita al recupero delle funzioni linguistiche compromesse, ma comprende un lavoro di supporto e formazione rivolto alla famiglia e ai caregiver. Comprendere come comunicare efficacemente con una persona afasica significa aiutarla a partecipare attivamente alla vita quotidiana e preservarne il ruolo all’interno delle relazioni familiari e sociali.
L’obiettivo non è soltanto favorire il recupero delle parole, ma permettere alla persona di esprimere il proprio pensiero, le proprie scelte e la propria identità.
