Scritto da
Azzurra Falai
Dietista
Iscritta all’Albo dei dietisti, n. 74
P.IVA 06950330487
Svolgo la libera professione dal 2020 sia online che in vari ambulatori, dove mi occupo di alimentazione e nutrizione attraverso un approccio principalmente educativo, volto a favorire l’acquisizione di conoscenze e abilità che permettano alla persona di svilu…
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Questo articolo ha lo scopo di fare maggior chiarezza sulle aspettative che si creano su un percorso nutrizionale quando ci si rivolge ad un/una dietista.
La premessa è questa: non si va dal dietista solo per dimagrire!
I quesiti nutrizionali possono riguardare sia la valutazione dell’alimentazione in generale, a scopo preventivo o in funzione di attività e orari di lavoro, impegni, sport, organizzazione e pianificazione, sia problematiche di salute correlate alla nutrizione.
Spesso si richiede aiuto per situazioni di malessere, patologia o per il bisogno di cambiare qualcosa della propria alimentazione e migliorare lo stato di salute. La maggior parte delle richieste che giunge nel setting ambulatoriale riguarda patologie croniche come sovrappeso/obesità, diabete, ipercolesterolemia e/o ipertrigliceridemia, ipertensione arteriosa, reflusso gastroesofageo, disturbi intestinali persistenti, senso di malessere con sintomi generici e non specifici.
A questo si aggiunge, di frequente, anche una componente legata al rapporto con il cibo e/o con il proprio corpo che non sempre è positiva o funzionale al benessere psicofisico e che, quindi, deve essere tenuta in considerazione durante le visite nutrizionali.
La durata del percorso è variabile in base non solo al problema nutrizionale, ma anche alla capacità della persona di attuare cambiamenti, di solito influenzata da fattori esterni come il “bagaglio” culturale, il vissuto precedente rispetto al cibo o al proprio corpo, la disponibilità di tempo e di risorse economiche. Questo significa che, a differenza di ciò che spesso si crede o si è interiorizzato, l’equilibrio con il cibo non è quasi mai una questione di forza di volontà, ma è molto più dipendente dall’acquisizione di nuove conoscenze, abilità e competenze, dalla rilevazione di ostacoli e resistenze, credenze e falsi miti, dalla motivazione al cambiamento e condivisione degli obiettivi durante il percorso nutrizionale.
Le visite, quindi, oltre ad essere focalizzate sugli obiettivi nutrizionali, prevedono anche lo spazio per costruire una relazione di fiducia che possa essere di supporto in tutti quei casi in cui insorgano dubbi, domande, paure che possono ostacolare le modifiche alle abitudini alimentari fino a indurre talvolta la persona a valutare di abbandonare il percorso nutrizionale.
Un altro aspetto riguarda il timore di dover “stare a dieta”: spesso, con queste parole si intende l’idea di dover rinunciare e privarsi di alimenti preferiti o che sono normalmente inclusi nell’alimentazione di chi “non ha problemi”, oppure si crede di dover soffrire la fame, digiunare o mangiare porzioni estremamente piccole. Questo solitamente comporta due atteggiamenti conseguenti: o la persona desiste fin da subito dall’iniziare il percorso nutrizionale, oppure decide di iniziarla grazie ad una grande motivazione che porta ad accettare l’idea di privazioni estreme in virtù del risultato. A lungo termine, questo non è sufficiente a sostenere i cambiamenti dello stile di vita, poiché non tiene conto di quei fattori esterni menzionati in precedenza che non dipendono dalla propria volontà o dal proprio controllo.
